La mia proposta politica
venerdì 3 settembre 2010
Programma per la Provincia di Napoli
La coalizione che sostiene Tommaso Sodano alla Presidenza della Provincia di Napoli intende coniugare l'innovazione delle pratiche amministrative con la rottura con le pratiche di gestione che hanno contraddistinto, negli ultimi anni, il centro-sinistra campano e napoletano, riaffermando la propria autonomia politica e programmatica. Vogliamo ridefinire i contenuti della politica della Provincia di Napoli per porla all'avanguardia in tema di innovazione delle pratiche amministrative ed apertura al futuro, programmazione democratica dell'economia e giustizia sociale, sostenibilità ambientale e lotta contro la camorra. Per farlo, intendiamo declinare la proposta nella discontinuità rispetto ai limiti manifestati nella precedente esperienza istituzionale, senza sacrificare i risultati ottenuti e con un rinnovato rapporto con le realtà associative e di movimento che si sono sviluppati negli ultimi anni, sul tema dell’acqua, delle vertenze ambientali e sociali e con il movimento alter-mondialista e per la pace. La sfida è quella di guardare alla Provincia indicando un investimento politico “oltre” la Provincia, in una prospettiva italiana ed europea, capace di parlare di innovazione e di futuro. Quindi, nella discontinuità e nella valorizzazione delle migliori intelligenze e pratiche vogliamo avanzare proposte a sostegno degli interessi popolari, del lavoro e della tutela dell’ambiente
In tale prospettiva, visto le competenze dell’Ente Provincia, restano individuati i seguenti ambiti programmatici:
Questione morale:
La trasparenza dell’Amministrazione è un punto ineludibile per recuperare un rapporto di fiducia tra i cittadini e l’Istituzione, e deve ispirare tutta l’azione politica a partire da scelte rigorose sull’attribuzione di incarichi e consulenze, e dall’affidamento degli appalti.
Democrazia e partecipazione:
La partecipazione richiede capacità di semplificazione dei rapporti tra i cittadini e l’Ente pubblico, trasparenza delle procedure amministrative, libero accesso alle informazioni. E’ possibile rilanciare un ruolo attivo della provincia anche attraverso un ufficio di coordinamento della partecipazione quale osservatorio delle esperienze sul territorio che costituisca un supporto di carattere informativo e formativo. E’ fondamentale una precisa distinzione tra le funzioni politiche e democratiche da quelle tecniche e gestionali. In questo senso il piano esecutivo della gestione delle risorse dovrà essere definito unitamente al bilancio, scaturito dai processi partecipativi ed i dirigenti della struttura provinciale dovranno essere puntualmente valutati sulla base di questo strumento.
Ambiente e territorio:
piani regolatori e programmazione territoriale, prevenzione del rischio idrogeologico e vulcanico e contestuale messa in sicurezza, piano di smaltimento rifiuti e raccolta differenziata, protezione del suolo e sottosuolo, potenziamento delle aree verdi e lotta alla cementificazione, lotta contro gli inceneritori e per le energie rinnovabili e sostenibili, traguardando l'impegno verso un modello energetico ed economico alternativo.
Acqua e beni comuni
Fare della Provincia di Napoli un modello autentico di difesa dei “beni comuni”, a partire dall’acqua, che è un diritto fondamentale e non un semplice bisogno. La differenza tra queste due parole, diritto e bisogno, riporta direttamente allo sfruttamento economico di questo bene. Napoli deve prendere a modello Parigi che, a partire dal 2009, non rinnoverà i contratti di gestione dell’acqua alle multinazionali, le stesse che oggi vediamo sempre più presenti ed interessate in Italia ai processi di privatizzazione. Le decisioni, come è noto, spettano ai comuni, ma la Provincia può ben attivarsi per costruire un consorzio pubblico a gestione diretta che sostenga un tale insopprimibile diritto. Ed analogamente è possibile intervenire, con appositi consorzi di tutela, per il recupero e la cura dei beni ambientali, storici ed architettonici, da attivare anche col coinvolgimento delle associazioni di utenti e consumatori.
Lavoro
politiche attive per il lavoro, potenziamento, nella loro natura pubblica, dei centri provinciali per l’impiego, sicurezza sul lavoro, lotta a tutte le precarietà ( a partire dalle assunzioni nell’Ente e nelle Aziende partecipate) parità di accesso e lotta alla discriminazione di genere sul lavoro, formazione professionale, riconversione ecologica delle produzioni e programmazione democratica e partecipata dell'economia;
Pari opportunità:
lotta alle discriminazioni all’accesso su base di genere, piena uguaglianza e pari opportunità, dignità sociale, lotta alle forme di oppressione in ambito sociale e lavorativo (mobbing, stalking, violenza), potenziamento del ruolo della Consigliera di Parità e della Commissione Provinciale per le Pari Opportunità;
Scuola:
miglioramento delle condizioni degli immobili, messa in sicurezza degli edifici, autosufficienza energetica con installazioni di pannelli solari e fotovoltaici, completamento delle bonifiche da manufatti in amianto determinazione dei finanziamenti per l’integrazione dei piani di offerta formativa (specie sui temi delle conoscenze linguistiche, logico-matematiche, informatiche, legalità e pace … ). Una Provincia attiva sul piano della conoscenza e della formazione di una cittadinanza critica, democratica , consapevole e aperta alla multiculturalità;
Città metropolitana: per un'azione istituzionale coerente con le modificazioni dello spazio urbano e l’emergenza delle “periferie” fin nel “centro” dello spazio metropolitano, orientando l’azione in Provincia all’esito, peraltro problematico, del superamento dell’ente stesso e della costituzione della città metropolitana;
Decentramento: per il rafforzamento delle autonomie territoriali, non per un autonomismo o particolarismo fini a loro stessi, declinando correttamente la tematica della sussidiarietà in senso verticale (non devoluzione, bensì decentramento) e mai orizzontale, bandendo l'azione del mercato nell'erogazione dei servizi sociali;
Aziende a rete e ri-pubblicizzazione:
garantire la proprietà e la gestione pubblica delle aziende strategiche, migliorando l’integrazione a rete e l'efficacia nell’offerta universalistica, assicurando la qualità del servizio, aspetto di grande rilevanza anche in altri settori, quali il territorio, l’acqua ed i beni universali. In questa direzione nei primi 100 giorni sarà realizzato un monitoraggio su tutte le aziende partecipate per verificarne efficienza, qualità dei servizi, tutela dei diritti dei lavoratori e degli utenti e per combattere eventuali sprechi.
Pace, cooperazione, immigrazione:
la cooperazione decentrata e territoriale, da sviluppare in sinergia con i partner locali ed individuando aree di destinazione strategica (Balcani, Medio Oriente, Africa mediterranea/centrale, America latina); la solidarietà internazionale per attivare “buone pratiche” coerenti con la costruzione della pace e la trasformazione dei conflitti; per i diritti di cittadinanza dei migranti e la piena integrazione sociale dei Rom;
Servizi sociali:
garantire la funzionalità dei servizi a rete, la corretta operatività degli ambiti territoriali di riferimento, le necessarie inter-connessioni con gli altri Enti per assicurare lo sviluppo del welfare metropolitano integrativo e non alternativo al welfare tradizionale;
Giovani:
Interventi strutturali per garantire spazi di aggregazione per le giovani generazioni a partire dalle aree periferiche e rilanciare l’esperienza dei Cantieri Sociali.
QUESTIONE MORALE
A partire dalla Provincia di Napoli, attraverso la partecipazione si superi quel distacco fra cittadini e istituzioni frutto delle mancate risposte ai bisogni popolari e dei ceti più deboli e reso più grave dalla moltiplicazione, negli ultimi mesi, di episodi di corruzione di amministratori e di esponenti politici, di cattivo utilizzo del danaro pubblico e da un perverso rapporto fra politica e affari, fatti che hanno riproposto l’urgenza della moralizzazione della vita pubblica.
La questione morale a nostro avviso, si può affrontare seriamente, però, solo individuando scelte politiche sbagliate che ne sono all’origine.
La verità è, infatti, che ogni volta che a livello di Enti locali si discute di esternalizzazioni, privatizzazioni, norme derogatorie di piani regolatori etc. non solo si mina la democrazia della rappresentanza degli interessi pubblici, ma si apre un varco drammatico alla possibilità di corruzione degli amministratori, come evidenziato dall’esplodere della questione morale nei mesi scorsi in molte situazioni.
Va, infatti, evidenziato che l’immoralità è emersa sempre quando si promuovevano o grandi operazioni immobiliari a vantaggio dei privati o gravi e complessi interventi di trasformazione territoriale (piani esecutivi, risanamenti ambientali, ristrutturazioni urbanistiche ed edilizie complesse) o esternalizzazioni di servizi pubblici. Ecco perché proponiamo come discriminante, l’adozione di un codice etico da parte di ogni rappresentante delle Istituzioni basato su alcuni principi a tutela della moralità pubblica.
Va riproposto, infatti, il problema della certezza che sul piano penale e morale in senso lato non vi siano dubbi, neanche come ombre, sulle figure chiamate a rappresentare i cittadini e in secondo luogo che la pratica quotidiana del lavoro rispetti questi principi di base.
Una delle forme attraverso cui si può avere la ragionevole certezza dell’esclusione di ogni interesse privato è quella, di berlingueriana memoria, del distacco dalla gestione dei casi concreti: al potere politico l’indirizzo, sarà la burocrazia a trasfondere in atti singoli e nei casi specifici criteri dettati dalla politica come Indirizzi, generali, astratti e uguali per tutti.
Non basta chiedere, amministratori con le “mani pulite”: si tratta di mettere in campo regole trasparenti di gestione che rendono impossibile, o quanto meno molto difficile, per gli amministratori praticare comportamenti moralmente riprovevoli; pensiamo a criteri per le nomine, a limitazione delle trattative private, sia per affidamenti di opere che di servizi, all’assoluta limitazione delle consulenze e del ricorso a dirigenze esterne e, comunque, mediante bandi di evidenza pubblica, onde reperire reali esperti.
Lavoro/Non-lavoro:
Il tema del decentramento di funzioni di rilevante impatto socio-economico (soprattutto relative a formazione professionale e turismo) dalle Regioni alle Province è di grande rilievo strategico. Tale questione diviene centrale soprattutto al Sud, come mostrano la Campania e la Calabria, dove le deleghe continuano a restare saldamente in capo alle Regioni. Si tratta di superare la centralizzazione delle deleghe e soprattutto le vecchie e nuove gestioni commissariali, garantendo il ripristino della gestione ordinaria. Bisogna porre al centro il superamento di incomprensibili ed inaccettabili resistenze centralistiche e strozzature burocratiche. Senza una sapiente inter-connessione, che veda le Province protagoniste, tra politiche pubbliche della formazione professionale, del turismo e dei beni culturali e politiche attive per il lavoro, sarà impossibile definire “buone prassi” in grado di rappresentare un efficace contrasto alla disoccupazione, soprattutto giovanile e femminile. Centralità indiscutibile assume il tema del consolidamento e del rilancio del sistema pubblico dei Servizi per l’Impiego, soprattutto alla luce della gravissima crisi economica e dei suoi effetti devastanti sull’occupazione e considerato il preoccupante rafforzamento del ruolo delle agenzie interinali, caratterizzate da un’intermediazione spontanea col mercato del lavoro che non tiene conto della sua articolazione e complessità, nonché delle istanze e dei bisogni delle lavoratrici e dei lavoratori.
Le Province devono puntare ad un adeguamento ed un'efficace modernizzazione dei Centri per l’Impiego, attraverso la diffusione di un Sistema Informativo del Lavoro, da sviluppare e potenziare, che realizzi un più funzionale incrocio tra domanda ed offerta di lavoro. E’ indispensabile puntare ad una più diretta interlocuzione tra i principali attori del mondo del lavoro, garantendo centralità alle lavoratrici ed ai lavoratori in quanto soggetti chiave della produzione di valore e della trasformazione economico-sociale: sistema delle imprese, agenzie educative e formative, organizzazioni sindacali. Centro istituzionale di tale sistema devono essere le Province, che sempre più devono porsi l’ambizioso obiettivo di potenziare i Centri per l’Impiego, affinché possano rappresentare punti di riferimento per i disoccupati e gli inoccupati ed erogare servizi di prossimità efficaci ed efficienti, nello svolgere il ruolo decisivo di coordinamento, propulsione del mondo del lavoro e contrasto alla disoccupazione ed al disagio sociale. Il progetto di orientamento al lavoro,dovrà indirizzarsi ad ulteriori nuovi soggetti e nella più assoluta trasparenza nei meccanismi di selezione.
Una Provincia delle Pari Opportunità
Consapevole che la debolezza e la forza delle donne deve riuscire ad esprimersi con voce chiara, azioni visibili ed una presenza attiva sia in ambito privato sia in ambito pubblico, al fine di rappresentare la specificità femminile accanto a tutte quelle che compongono il panorama di società civile e l'intera soggettività del variegato mondo GLBT (Gay Lesbian Bisex Transgender). Non può esserci vero sviluppo se non si realizza l’uguale diritto di partecipazione di uomini e donne ai processi decisionali. Ma la partecipazione presuppone conoscenza, strumentazione, capacità di osservazione ed elaborazione. Costruire un approccio realmente trasversale, finalizzato all’adozione di un’ottica di genere fin dalla programmazione delle politiche della Provincia di Napoli, significa costruire in tutte le direzioni, tassello dopo tassello, una comune sensibilità che, a prescindere dalle competenze settoriali, sia attenta a monitorare gli esiti delle azioni intraprese, con particolare riferimento alla ricaduta sulle donne.
La pianificazione strategica della Provincia di Napoli si può realizzare in forma integrata, in tutti gli ambiti di intervento, nella consapevolezza che la sinergia tra settori differenti e l’interazione tra attori diversi sia la metodologia più adatta alla realizzazione di un riconoscimento vero della parità e delle pari opportunità per tutte e tutti, con una specifica attenzione alla componente femminile. La Provincia deve quindi adottare una metodologia innovativa, facendo dell’attenzione al genere nelle politiche di parità, uguaglianza e non-discriminazione un elemento di “buona prassi” applicabile a tutti i possibili ambiti di discriminazione, in coerenza con le indicazioni programmatiche della UE. L’interesse specifico alla “questione di genere” non va considerato superato e per questo l’attenzione a promuovere condizioni di parità tra donne e uomini resta un obiettivo primario della nostra proposta con un impegno particolare nella promozione della componente femminile nel mondo del LAVORO, condizione per garantire reale miglioramento della qualità della vita. Oltre a mettere al centro la dimensione pubblica della politica e la questione della distribuzione delle risorse, tale scelta ri-propone il tema della sostenibilità nelle politiche di welfare.
Pianificazione Territoriale nella Provincia di Napoli
Strumento fondamentale per la pianificazione urbanistica a disposizione della Provincia è il PTC (Piano Territoriale di Coordinamento), che si inserisce a livello intermedio tra PUC (Piano Urbanistico Comunale) e PTR (Piano Territoriale Generale), approvato in Campania nel 2008: ciò offre l’opportunità di superare il vecchio modello “a cascata” per innescare un fecondo processo di dialogo interattivo, una sorta di “sussidiarietà responsabile” ricca di nessi e di sinergie da incentivare nelle scelte che vanno effettuate in rapporto ai Fondi Europei 2007/2013.
Elaborare un PTC nella Provincia di Napoli è compito arduo poiché in essa, pur essendo la meno estesa delle cinque, si concentra ca. il 54% della popolazione regionale; si tratta di un territorio compromesso da decenni di abusi ed illegalità che, moltiplicandosi, hanno determinato disordine e degrado finora incontrastati. I punti di forza del PTC di Napoli (redatto sulla base di un’ampia e articolata consultazione, adottato in Giunta l’anno scorso, pubblicato per le osservazioni, ma non approvato in via definitiva a causa di un quadro normativo di settore contraddittorio) sono :
- la costruzione di un “sistema reticolare e policentrico”, capace di favorire un riequilibrio della pressione antropica non solo all’interno dell’angusto perimetro provinciale, ma nell’ambito di tutta la regione; la grande conurbazione dell’area metropolitana di Napoli si addensa, senza soluzione di continuità, lungo la fascia costiera e si concentra in modo abnorme nelle zone a rischio vulcanico, per cui l’indispensabile alleggerimento demografico va messo in relazione ad uno sviluppo dell’entroterra seguendo lo sviluppo del sistema di mobilità integrato e intermodale in corso di completamento e in relazione col recupero del patrimonio edilizio inutilizzato onde rispondere al bisogno abitativo, impedendo un ulteriore esiziale consumo di suolo;
- la suddivisione in STS (Sistemi Territoriali di Sviluppo), aggregazioni di più Comuni caratterizzate da una vocazione ed un’identità, cercando di superare gli interventi “calati dall’alto” ed esaltando le componenti endogene in un disegno in cui la filiera istituzionale possa promuovere progettualità all’insegna del protagonismo del tessuto sociale, produttivo, associativo e della partecipazione democratica “dal basso”; ciò può favorire una programmazione infrastrutturale di livello sovra-comunale evitando sovrapposizioni che spesso hanno determinato spreco di risorse;
- l'attenzione alla dimensione ecologica poiché le proposte ruotano intorno ad un sistema di parchi (naturalistici, archeologici, tematici) e riserve che si connettono ad un’ulteriore rete di “corridoi verdi”: sulla base del principio della “conservazione attiva” (rifuggendo sia dal vincolismo ottuso sia, in particolare, dal liberismo de-regolamentativo), si intende realizzare la salvaguardia delle aree ad alta biodiversità, contribuire alla riduzione del dissesto idrogeologico che riguarda 39 Comuni sui 92 della Provincia e valorizzare siti e testimonianze del passato meno noti di quelli già inseriti nei grandi circuiti turistici attraverso la creazione di inediti attrattori culturali.
Bisogna migliorare il PTC in vista della sua approvazione nella prossima consiliatura, sviluppandolo ulteriormente con il recepimento delle osservazioni presentate con associazioni ambientaliste, nel senso della tutela ambientale, della cessazione di ulteriori edificazioni e delle condizioni di compatibilità bio-energetica. Nell’ambito della pianificazione urbanistica e territoriale, una vera e propria inversione di tendenza va promossa nella gestione dello smaltimento dei rifiuti, che ha inferto al territorio ferite altrettanto gravi di quelle perpetrate dalla speculazione edilizia. Gli spazi abbandonati e le aree industriali dismesse non devono essere lasciati a loro stessi, divenendo discariche a cielo aperto, bensì riqualificati e riguadagnati ad una funzione sociale attiva (abitativa ed integrativa) con un processo misto tra l’intervento pubblico e quello, da riconoscere e valorizzare, di centri sociali ed associazionismo democratico “di prossimità” ai bisogni sociali espressi dal territorio.
Rifiuti
Si esprime una netta contrarietà alla scelta di Governo , del Commissariato Straordinario e della Regione di affrontare l’emergenza dei mesi scorsi con l’apertura di nuove discariche, il completamento dell’inceneritore di Acerra e la progettazione di altri impianti di termodistruzione, uno persino nell'area Est di Napoli. La Provincia di Napoli, deve intervenire con modalità diametralmente opposte, sostenendo i Comuni nella raccolta differenziata con bandi finalizzati all’acquisto di attrezzature e macchinari ed alla realizzazione di isole ecologiche. Promuovere campagne di sensibilizzazione e iniziative per incentivare il recupero di carta, vetro, plastica, alluminio e materiali elettrici/elettronici.
Tutto ciò non basta, nel quadro di un ritorno alla gestione ordinaria, si ritiene che il ruolo della Provincia debba passare per un rafforzamento dell’opera di coordinamento dei Comuni in modo da programmare un sostanziale aumento della raccolta differenziata, assicurando l’effettivo riciclaggio. Particolarmente deficitaria appare la situazione relativa alla separazione della frazione umida che rappresenta circa il 40% della massa totale dei rifiuti: non solo essa avviene “a macchia di leopardo”, ma i Comuni che la effettuano sono costretti a sostenere costi altissimi poiché in Campania non esiste alcun impianto di compostaggio. All’interno di questa ipotesi che allude ad una più complessiva idea di ciclo integrato dei rifiuti basato sulle 3r (riduzione riuso riciclo) quali condizioni imprescindibili di un’alternativa concreta al consumismo e al produttivismo capitalistico, la Provincia di Napoli deve diventare sempre più la cabina di regia metropolitana di un sistema pubblico e partecipato, coerente e produttivo.
Per lavorare seriamente alla realizzazione di un Piano Provinciale dei rifiuti ,che si muova sulla direttrice delle diverse esperienze in giro per il mondo dell’obiettivo Rifiuti Zero, è necessario battersi perché si esca definitivamente dalla gestione commissariale che ha prodotto negli anni disastri ambientali e un sistema clientelare, una corruttela diffusa e una lunga serie di violazione e di deroghe dalle normative nazionali ed europee. Si è passati nel tempo dall’emergenza ambientale all’emergenza democratica.
Esprimiamo un NO netto e chiaro alla costruzione dell’inceneritore nella zona orientale di Napoli e denunciamo che l’apertura dell’inceneritore di Acerra è avvenuto con palese violazione di quanto previsto nelle 27 prescrizioni minime per rendere compatibile con l’ambiente circostante l’impianto stesso. Bisogna trasformare gli impianti di CdR in siti per il compostaggio e per il trattamento di separazione meccanica dei rifiuti, a valle della raccolta differenziata.
La “chiusura del cerchio” della eco-compatibilità si ottiene promuovendo il mercato dei prodotti “ambientalmente preferibili” ovvero dei prodotti che durante l’intero ciclo di vita siano in grado di generare minori impatti sull’ambiente in termini di diminuzione dell’energia e delle materie prime utilizzate, riduzione delle emissioni durante la produzione, minore produzione di rifiuti, maggiore durata, facilità nello smontaggio e riciclabilità.Il decollo di questo mercato e degli “acquisti verdi” potrà dare uno sbocco alle azioni positive che vanno pianificate nei Piani Provinciali dei rifiuti che debbono contenere alcune scelte di fondo: riduzione della produzione dei rifiuti, aumento della raccolta differenziata, con una sempre crescente percentuale di materia effettivamente recuperata, superamento della politica degli inceneritori passando al trattamento a freddo, attivazione della filiera del riciclo e del riuso delle merci.
Difesa del’ambiente
Il territorio va poi difeso con una costante opera di manutenzione capace di mantenere efficienti i sistemi di difesa idraulica, di coordinare le competenze e le conoscenze sulla gestione delle opere di bonifica, di difesa delle coste dall’erosione. E’ soprattutto tra i beni naturali che ci sono quei beni comuni che per noi vanno maggiormente tutelati e che devono rimanere proprietà pubblica. Questo e’ l’impegno che rinnoviamo nei nostri programmi:
La grande opera pubblica di cui ha bisogno Napoli e la Campania è la bonifica dei siti inquinati che mettono a rischio la salubrità dei prodotti agricoli e la vita delle persone. Un’opera straordinaria che richiede la compartecipazione della Regione e dello Stato centrale, in grado di dare una risposta sul terreno della qualità della vita e delle tante opportunità di lavoro che si creeranno soprattutto per i giovani.
ARIA. Il Piano di risanamento della qualità dell’aria deve indicare le azioni da intraprendere per concorrere a migliorare su scala locale la qualità dell’aria a partire da alcune scelte significative:
- il miglioramento generalizzato dell'ambiente e della qualità della vita, evitando il trasferimento dell'inquinamento tra i diversi settori ambientali;
- la coerenza delle misure adottate nel piano con gli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni sottoscritti dall'Italia in accordi internazionali o derivanti dalla normativa comunitaria;
- misure serie di lotta all'elettrosmog.
ACQUA. I principi guida nella gestione dei servizi idrici integrati non possono prescindere dalla difesa del carattere pubblico della proprietà e della gestione delle reti oltre che dell’erogazione del servizio e debbono puntare al risanamento dei corpi idrici inquinati, al conseguimento del miglioramento dello stato delle acque ed adeguate protezioni di quelle destinate a particolari utilizzazioni, alla diminuzione della dispersione delle reti, al perseguimento di usi sostenibili e durevoli delle risorse idriche con priorità per quelli potabili.
CAMBIAMENTI CLIMATICI, ENERGIA E IMPEGNI DI KYOTO. L’Italia e’ in clamoroso ritardo nella applicazione del Protocollo di Kyoto. A fronte di un impegno di riduzione del 6,5% rispetto ai valori del 1990, si registra invece oggi un superamento del 12% dei livelli di emissioni nazionali al 1990. In questo contesto di grave ritardo l’Italia sceglie il ritorno al nucleare dopo 20 anni dal Referendum che rischia, oltre alle considerazioni sulla pericolosità di questa tecnologia, di spostare tutte le risorse sul nucleare piuttosto che sulle fonti rinnovabili così come hanno fatto gli altri Paesi europei e come si apprestano a fare gli USA di Obama. La Provincia di Napoli si dichiara “Territorio denuclearizzato”.
La scala locale non e’ certamente risolutiva degli impegni gravanti sull’Italia ma vanno praticate anche a questo livello tutte quelle iniziative, anche piccole, che, se diffuse in tutto il territorio nazionale, possono contribuire anche in maniera significativa al contenimento delle emissioni dei gas climalteranti, che sono oggi senza alcun dubbio da tutti individuate come la principale causa degli stravolgimenti meteorologici che determinano conseguenze disastrose sui territori:
- illuminazione non residenziale negli Enti Pubblici adottando le caratteristiche di utilizzo di energie rinnovabili fissate dal programma europeo GreenLight;
- promuovere strumenti di semplificazione autorizzativa alla realizzazione di impianti fotovoltaici integrati negli edifici e introdurre l’obbligo di predisposizione dei nuovi edifici a partire da quelli della pubblica amministrazione per poter ospitare impianti fotovoltaici;
- potenziare e qualificare l’offerta del trasporto pubblico;
- traffic calming: limitare la velocità per rendere compatibili i flussi di traffico veicolare e quelli non veicolari (pedoni, ciclisti);
- promozione dell’uso della bicicletta (bici al seguito sui trasporti pubblici e creazione di piste ciclabili);
AGRICOLTURA
Bisogna ricominciare a ragionare seriamente su un modello agricolo che sia in grado di rappresentare un'alternativa alla speculazione edilizia nonché alla disoccupazione, all'emarginazione sociale, all'abbandono delle zone interne, alla povertà crescente, che ponga con forza la questione della qualità dei prodotti, legata al lavoro, alla tipicità, alla territorialità e tracciabilità. In attesa del completamento delle bonifiche in alcune aree in cui è impossibile continuare a produrre prodotti agricoli per le nostre mense, e per evitare l’abbandono delle terre, si deve pensare alla riconversione di quelle zone per uno sviluppo delle attività floricole, dando in tal modo ricchezze e lavoro.
La Città Metropolitana
Il tema dello spazio metropolitano e, in particolare, degli attraversamenti metropolitani, rappresenta un tema rilevante che parla di futuro. Si tratta di una questione esigente, che impone di confrontarsi con l’innovazione istituzionale indicata dalla riforma del Titolo V della Costituzione avviata dal centro-sinistra ed imposta, attraverso il federalismo fiscale e la devoluzione leghista, dalla contro-riforma federale del governo delle destre. Soprattutto, si tratta di una sfida programmatica che allude alla soppressione, peraltro problematica, dell’ente Provincia e - a Napoli come in altre nove città, sebbene di dimensioni più contenute - alla costituzione della città metropolitana, che traguarda un orizzonte più significativo e complesso, quello di connettere alla dialettica centro-periferia, il tema della marginalità e dell'esclusione, spesso connotato da alienazione e oppressione che si rincorrono nei contesti urbani e che traggono senso da fenomeni specifici, quali il degrado del vivere civile e l’esplosione della conflittualità e della violenza all’interno del sistema di relazioni sociali proprie dello spazio metropolitano.
Avanziamo la nostra proposta programmatica sulla scorta della più recente sociologia delle relazioni urbane ed in forza dei contributi che provengono dalla riflessione sulle cosiddette “tribù urbane” e il nomadismo metropolitano, anche questo da intendersi come istanza impegnativa, dal momento che allude a varie condizioni di marginalità, da quelle indicate dal disagio giovanile a quelle segnalate dagli attraversamenti di migranti e Rom. A questa tematica si connette quella della qualità della vita sociale negli spazi metropolitani e delle condizioni di agibilità dei luoghi della relazione urbana, con tutto quanto fa riferimento alla duplice segregazione che lo spazio metropolitano offre, quella “verticale” (tra il vertice e la base della composizione sociale del tessuto metropolitano, testimoniata, sui nostri territori, dalla specifica configurazione urbanistica della provincia di Napoli, dal rincorrersi di quartieri-bene, sovente protetti da mura e cancelli, e di spazi periferici, talvolta dentro le medesime sacche di benessere e privilegio), e quella “orizzontale” (che si sviluppa tanto nel senso della condizione ansiogena di sicurezza, addirittura intesa nella doppia accezione di “reale” e “percepita”, alla stregua della quale persino la qualità del tessuto relazionale e le libertà nella vita personale potrebbero essere sacrificate, quanto nel senso del “conflitto tra poveri”, alimentato dai poteri dominanti, tra sottoproletariato ed immigrati, nonché tra abitanti delle periferie e Rom, spesso italiani e quasi tutti comunitari, in campi-ghetto periferici e subordinati, segregati ed esposti a violenze e ritorsioni).
Si tratta di una tematica decisiva, in cui garantire condizioni di “relazione integrata” significa promuovere lo spazio civile e il progresso sociale dei rapporti inter-comunitari dentro il medesimo perimetro metropolitano ed in cui assicurare condizioni di accesso universale a funzioni pubbliche e servizi sociali significa fondare i presupposti della libertà e dell'auto-determinazione delle persone e delle comunità. In tal senso, il sistema della “società metropolitana” va strutturato intorno a tre assi: accesso, autodeterminazione ed integrazione.
Decentramento per la Provincia di Napoli
Un asse decisivo dell’investimento politico-programmatico per la Provincia di Napoli è il decentramento, nella sua relazione con tre grandi questioni: la valorizzazione delle autonomie locali, la critica al principio di sussidiarietà, in particolare orizzontale, e la corretta impostazione del tema della città metropolitana, in quanto sede di connessioni di reti e servizi e punto di approdo della contro-riforma federalista recentemente approvata. Il tema del decentramento va affrontato sia sotto il versante degli strumenti di pianificazione territoriale, urbanistica e produttiva, sia sotto l’aspetto dell’insediamento locale delle funzioni sociali che vengono a comporre il cosiddetto “welfare di prossimità”.
Dal punto di vista degli strumenti di pianificazione territoriale, il piano territoriale di coordinamento provinciale (PTCP) serve a superare un vecchio modello (verticale ed a cascata) per approdare ad una maggiore orizzontalità, frutto dell’impostazione sviluppata e del dialogo con espressioni di società civile che si è messo a valore nel processo di “costruzione partecipata” del piano. Dal punto di vista delle misure sociali, soprattutto nelle aree chiave delle politiche attive del lavoro e della scuola, il contributo alla costruzione di un “sistema reticolare policentrico” serve a indicare il riequilibrio della pressione abitativa in un’area a fortissima densità di popolazione, come l’area metropolitana di Napoli, nonché a segnalare l’esigenza di concorrere ad una più efficace integrazione a rete dei servizi e delle funzioni sociali.
Tutto questo, nell’ottica del decentramento, va messo in relazione al potenziamento: dei servizi sociali, di tutela e di accompagnamento; dello sviluppo del sistema integrato di mobilità, con le necessarie inter-connessioni ed inter-modalità; e del recupero e valorizzazione del patrimonio edilizio, al fine di evitare nuove speculazioni ed aggressioni cementifere e tutelare l’ambiente e il paesaggio in una dinamica, positiva e fruttuosa, di valorizzazione produttiva ed occupazionale. Per questo, intendiamo sviluppare il PTCP in senso ulteriormente democratico ed avanzato, impedendo speculazioni e cementificazioni di ogni sorta, nonché definire una strategia di intervento adeguata ed efficace in linea con le “migliori pratiche”, a livello territoriale, di programmazione pubblica ed intervento sociale, nonché coi fabbisogni sociali individuati (in temi di lavoro, scuola e mobilità), utili a comporre un’indicazione generale per l’intervento pubblico in ambito locale.
Si avanzano, pertanto, una serie di indicazioni programmatiche relative alle “misure di intervento”. Intanto vanno individuati i principi di riferimento cui tale azione deve informarsi: universalismo, integrazione e sussidiarietà, tutti in relazione allo “spazio decentrato” proprio dell’“autonomia territoriale”. Va confermato il profilo universalistico dei servizi sociali e, in particolare, dei servizi di mediazione e protezione sociale e culturale: intanto nel carattere di integrazione di questi ultimi (per cui si parla di “sistema integrato dei servizi sociali”, tenendo fermo il nesso tra autonomia, decentramento e rete) necessario ai fini della valorizzazione della soggettività sociale e decisivo per tenere conto del fabbisogno espresso dai territori; e, in definitiva, nella prospettiva che tale carattere interviene a delineare, nel senso di promuovere un’inclusione sociale effettiva in tutte le sue molteplici configurazioni, aggredendo fenomeni di violenza, separazione e sfruttamento all’interno della comunità territoriale.
Una Provincia giusta e solidale
Il sistema di welfare territoriale, in quanto laboratorio di promozione sociale, è una delle matrici della costituzione materiale del Paese, per il suo ruolo di agente della costruzione repubblicana e vettore di convivenza democratica, laica e solidale. Il binomio democrazia-legalità è molto impegnativo, vista la capacità, propria del “sistema integrato dei servizi sociali”, di attivare proficue sinergie sui territori, sovente di rispondere alle emergenze dei contesti su cui insiste (dalla dispersione scolastica all’integrazione dei bambini stranieri, che rientrano tra i compiti della Provincia) e di promuovere l’unità materiale dei territori metropolitani, attraverso l’applicazione di percorsi formativi ed esperienziali, che dotano di senso le interrelazioni tra territori, spesso attraversati da lacerazioni e particolarismi.
La proiezione del sistema di “sicurezza sociale” come spazio pubblico di attraversamenti molteplici vi conferisce una connotazione che va al di là del suo semplice proporsi come “agenzia assistenziale” e vi attribuisce compiti decisivi per la qualità della convivenza civile. Tra questi, certamente quelli connessi all’interazione col territorio e all’interpretazione di uno spazio sociale in costante mutamento, in cui non solo si diversificano i bisogni sociali e culturali, ma soprattutto si moltiplicano le presenze “altre”, spesso all’origine di diffidenze, talvolta di ostilità.
Essa si inserisce nelle contraddizioni del nostro tempo e sfida la capacità del welfare di farsi luogo di accoglienza ed integrazione, agente della diffusione dei valori di convivenza democratica e luogo di formazione della cittadinanza multiculturale.
Pertanto la “socialità” è terreno proprio della sperimentazione di laboratori di mediazione e di convivenza e, per questa via, vettore della trasformazione dei conflitti di prossimità, in primo luogo di natura intercomunitaria. D’altro canto, il fattore-chiave per determinare la riuscita dell’integrazione degli immigrati non sta nelle “differenze di cultura” che intercorrono tra i contesti d’origine e di destinazione, bensì nelle politiche di accoglienza del contesto di destinazione; l’integrazione o l’esclusione degli immigrati dipende, anziché da differenze culturali o livelli di istruzione, dalle politiche pubbliche in fatto di insediamento e di cittadinanza.
Si tratta di una sfida emergente, propria delle “società complesse”, che richiede l’opportuna messa a valore delle sperimentazioni positive (“buone prassi”) e che, anzitutto, interroga il mondo-welfare e ciascuno degli operatori “del” e “nel” sistema sociale. Il lavoro di mediazione per la trasformazione dei conflitti è quello sviluppato dal personale che opera “nel” sociale con competenze e professionalità adeguate, agendo al contempo “nei” conflitti e “sui” conflitti che nel mondo-welfare si possono sviluppare specie in rapporto alle controversie inter-comunitarie. E’ interessante notare come alcuni compiti del “sistema integrato dei servizi sociali” siano propri sia delle strategie di trasformazione sociale sia delle pratiche di intervento pubblico per il superamento delle divisioni di classe che attraversano la società partenopea nella sua dimensione provinciale: in particolare, la facilitazione dei processi comunicativi e relazioni peer-to-peer, l’advocacy (in quanto azione di supporto) e l’empowerment (in quanto azione di rafforzamento), nella cornice del potenziamento delle politiche attive per il lavoro.
L'orientamento per la scuola e lo sport nella Provincia di Napoli
La scuola, con il diritto all’istruzione, è uno dei cardini della nostra Costituzione. A partire dal Ministero della Pubblica Istruzione, tutti gli Enti Locali e gli stessi Ministeri dell’Economia e della Sanità, sono impegnati nel diritto allo studio.
I compiti assegnati alla Provincia, in quanto Ente sotto-ordinato, riguardano prevalentemente gli istituti di istruzione secondaria superiore, in particolare: il mantenimento, la salvaguardia e la costruzione degli edifici scolastici, nonché i supporti, i materiali e le suppellettili indispensabili alla didattica.
Considerando l’obiettivo primario della scuola, cioè la formazione di cittadini consapevoli dei loro diritti e doveri e capaci di maturare un pensiero autonomo e critico, la Provincia di Napoli deve, in particolare, tenere conto di tutto ciò che riguarda:
1) l’ambiente e il territorio, vale a dire “come” e “dove” insediare un istituto, garantendo la agibilità e la accessibilità dell’istituto, ma anche la sua corrispondenza ai criteri regolamentari, urbanistici e di messa in sicurezza, al fine di rendere l’ambiente - scuola un ambiente sano e sicuro;
2) il lavoro nella scuola, che non è solo quanto si riferisce alla didattica (cioè tutto quanto fa riferimento al personale docente), ma tutto quanto si riferisce alla presenza di collaboratori scolastici con varie funzioni. In questo senso, è molto importante la manutenzione degli istituti, garantendo agibilità e sicurezza e superando una volta per tutte la pratica delle esternalizzazioni e delle privatizzazioni dei servizi;
3) i servizi sociali rappresentano un’altra area fondamentale, soprattutto per quanto si riferisce alla assistenza ai diversamente abili; nell’ambito dei servizi sociali vengono, di conseguenza, a ricadere anche tutte quelle attività formative, complementari alla ordinaria attività didattica, e che pure devono affermarsi all’interno della scuola, in modo da garantire ad essa una funzionalità di presidio democratico e di cittadinanza reale, come ad esempio l’educazione alla pace e l’integrazione socio-culturale delle comunità di immigrati e di Rom che vivono nel territorio della Provincia di Napoli ed una delle cui maggiori cause di segregazione e marginalizzazione consiste esattamente nella difficoltà di accedere alla scuola o nella incapacità dello spazio - scuola di offrire percorsi formativi di conoscenza, di integrazione e di cittadinanza reale;
4) le pari opportunità costituiscono un altro tema decisivo ed hanno ugualmente bisogno dello spazio - scuola e di una educazione precoce per potersi affermare; d’altro canto, solo la scuola può favorire un ambiente formativo in cui la sicurezza (senza precarietà del lavoro) ed il controllo degli spazi e degli edifici in cui si sviluppa la formazione (statica, prevenzione degli incidenti, applicazione della legge 626 sulla sicurezza dei luoghi di lavoro, mense, palestre e laboratori sicuri) possa e debba essere garantita.
Il concetto che sottende gli indirizzi deve essere univoco: favorire la pratica sportiva di massa, giovani ed anziani, donne e uomini, normodotati e diversamente abili, puntando sull’aspetto socio-educativo e associativo, e non su quello puramente agonistico e competitivo. La Provincia deve avere perciò un suo ruolo specifico in un ambito nel quale operano, non coordinati, tanti soggetti che spesso abbandonano la pratica sportiva quando non correlata al “risultato”. Gli obiettivi nelle politiche per lo sport della provincia di Napoli sono:
1. promuovere le attività motorie nelle scuole primarie, fornendo anche materiali di qualità su progetto;
2. organizzare, riqualificandoli, corsi di formazione per dirigenti di associazioni sportive di base, in quanto animatrice, anche in rapporto con Università ed Agenzie qualificate, del volontariato delle associazioni sportive;
3. programmare l’impiantistica sportiva per un’offerta equilibrata sul territorio, destinata alla collettività.
La Provincia può dare un impulso forte allo sport, attrezzando aree dei parchi offerte allo sport amatoriale per tutte le età e tutte le comunità. In questo insieme va pertanto ri-indagata la vaga definizione di “tempo libero”. La Provincia deve farsi promotrice di un “tavolo di regia” delle Associazioni minori, dei Circoli ricreativi, dei Centri Sociali per tutte le età, che operano sul campo e costituire una rete come vero presidio contro il degrado delle periferie metropolitane.
Le scelte strategiche per le Società della Provincia di Napoli
La Provincia di Napoli detiene ed intende conservare e consolidare la proprietà esclusiva di tre società.
La CTP (Compagnia Trasporti Pubblici) nasce come Consorzio tra Comune e Provincia di Napoli con quote al 50%; dopo la sua trasformazione in S.p.A. avvenuta nel 2001 in applicazione del d.lgs. 422/1997 diviene una sorta di holding con partecipazioni in STI (Servizi Trasporti Integrati, 2002), Vesuviana Mobilità srl, Napoli CitySightSeeing e NA-MET (2003), SIS (Società di servizi per l’Impresa e lo Sviluppo, 2004):
In prospettiva, non si possono sottovalutare le difficoltà che la Provincia dovrà affrontare per confermare il proprio ruolo di azionista unico, visto il quadro generale in cui si troverà ad operare (crisi economica, riduzione dei trasferimenti agli Enti Locali, “federalismo fiscale” e “devoluzione leghista”); pertanto, va confermata la scelta fatta, la sua opposizione a qualsiasi tentativo di privatizzazione e la direzione della gestione e dell'indirizzo pubblico sulle scelte gestionali e produttive di rilevanza strategica e generale. L’impegno pertanto a far sì che la CTP operi in direzione di una ri-organizzazione che connetta in modo più efficace le proprie linee con quelle su ferro evitando duplicazioni con le direttrici di traffico già garantite da altre aziende e per coprire alcune aree poco servite (zona Acerra – Casalnuovo - Maddaloni, zona frattese - caivanese, zona nolana): condizioni necessarie perché ciò si realizzi sono una più equilibrata ripartizione dei proventi all’interno del Consorzio Unico e l’adeguamento delle risorse previste dai contratti di servizio stipulati con la Regione Campania. Rispetto ad essi, la Provincia si dovrà impegnare a dare attuazione al disposto della Finanziaria 2008 che ne prevede una rivisitazione, sentite le associazioni degli utenti e le espressioni della cittadinanza attiva. Particolare attenzione dovrà essere riservata, inoltre, alla trasparenza delle procedure di selezione del personale che saranno espletate nei prossimi mesi.
L’ASUB (Advanced Service Utility Building) S.p.A. nasce nel 1999 con una partecipazione del 51% della Provincia e del 49% di Italia Lavoro per poi divenire azienda in “house providing”. Si tratta di una società che si occupa di varie attività: controllo degli impianti termici e di condizionamento, manutenzione integrata delle scuole secondarie di secondo grado, accatastamento fabbricati, funzionamento dei Centri per l’Impiego, acque sotterranee. Anche se nel quadro di un miglioramento progressivo dei servizi erogati, non sono mancati problemi (legati all’età media, piuttosto elevata, dei dipendenti) che potrebbero essere superati con le selezioni di personale qualificato (quella riservata agli LSU è stata espletata, l’avviso pubblico destinato a tutti coloro che hanno prodotto domanda partirà a breve) e la contestuale incentivazione al prepensionamento per cui vanno reperite adeguate risorse. Il rispetto dei diritti dei lavoratori e la recente stabilizzazione dei precari hanno comportato la necessità di un ripiano dei conti della società che, negli esercizi precedenti, ha fatto registrare pesanti perdite, ma che può vantare un utile di 96 mila € nell’ultimo bilancio. La SIS (Social Innovation Services) S.p.A. è stata costituita nel dicembre 2005 dopo lo scioglimento della SmartWay, una società creata negli anni scorsi per la manutenzione delle strade provinciali. A tale proposito, la Provincia ha provveduto a stanziare ingenti risorse al fine di realizzare un cosiddetto global service: appare evidente la necessità di vigilare nei prossimi mesi per garantire la trasparenza e la legittimità delle procedure. La SIS ha ca. 130 dipendenti e svolge due tipi di attività: sicurezza e vigilanza nelle scuole superiori, trasporto a chiamata per soggetti diversamente abili residenti nell’ambito della ASL NA5. Dopo vari problemi emersi nell’implementazione dei servizi, la situazione si è relativamente regolarizzata ed ha bisogno di un impegno costante del management per migliorarne la qualità e, possibilmente, ampliarli attraverso un maggiore coinvolgimento dei lavoratori e una loro adeguata preparazione professionale in rapporto alle mansioni svolte.
Si considerano strategiche queste tre aziende ed bisogna lavorare per consolidarne la natura pubblica, proseguendo l’opera di contenimento dei costi con la riduzione dei membri dei CdA, grazie al proprio contributo, prevista dalla Finanziaria 2007, valutando la possibilità di ri- accorpare la CTP in un unico organo gestionale. Bisogna,infine, avanzare una rigorosa ricognizione della partecipazione azionaria della Provincia in diverse altre aziende, società e fondazioni: nei casi ritenuti coerenti con le sue funzioni e nelle realtà che mostrano un buon andamento tale partecipazione va mantenuta; viceversa, si deve operare un disimpegno da quelle che non hanno ottenuto finora risultati soddisfacenti in relazione agli obiettivi per le quali erano state create, nel rispetto degli interessi generali della comunità e della centralità dei lavoratori e delle lavoratrici e dei loro diritti.
Valorizzazione della Provincia
Un territorio più ordinato sul piano urbanistico ed un ambiente più pulito rappresentano le basi per il rilancio del turismo mediante una durevole valorizzazione degli innumerevoli beni artistici, paesaggistici e naturalistici. In quest’ambito specifico, le funzioni esercitate dalla Provincia non si sono dispiegate nella loro pienezza. Si ritiene che la Regione debba continuare ad esercitare le prerogative di programmazione nel quadro di un’incisiva legislazione di settore, promuovendo il progressivo decentramento delle competenze agli Enti Locali intermedi - come le Province stesse - attribuendo loro le necessarie risorse sia per quanto riguarda il personale sia sotto il profilo finanziario. Ciò consentirebbe una più efficace sinergia istituzionale concentrando gli interventi su scala territoriale adeguata, non più limitati ad un’azione di coordinamento e, tramite il rafforzamento della collaborazione con altri soggetti (in primis l’Ente Provinciale per il Turismo) si potrebbe agire in varie direzioni:
- attività di promozione a livello europeo ed internazionale;
- miglioramento dei servizi (ad es. andrebbe potenziata in provincia l’offerta alberghiera media e di bed & breakfast);
- organizzazione di eventi culturali di richiamo rispettosi delle peculiarità locali;
- realizzazione di strutture di supporto per attrattori consolidati (investimenti notevoli in rapporto alla capacità di spesa sono stati fatti per il MAV, Museo Archeologico Virtuale di Ercolano e gli impianti del Monte Faito);
- sostegno a siti poco conosciuti o decentrati ma capaci di fungere da volani di riqualificazione sociale e ambientale.
Buone Prassi per la pace, la cooperazione e l'immigrazione nella Provincia di Napoli
Avanziamo una serie di proposte specifiche per una politica di pace per la Provincia di Napoli, in quanto titolare delle politiche per la pace (a livello territoriale), la cooperazione decentrata e la gestione dell’immigrazione (in ambito locale), in relazione all'area metropolitana di Napoli, quest'ultima essendo città europea e mediterranea nonché tradizionale attore della cooperazione internazionale nel bacino “europeo - mediterraneo”. E' opportuno mettere a valore tanto l’esperienza, a luci e ombre, sviluppata nella precedente consiliatura, quanto la maturazione del dibattito nel mondo della cooperazione e solidarietà più sensibile ai percorsi della trasformazione e della lotta contro la guerra e per la pace:
1. valorizzare l’area pace in tutte le sue articolazioni (pace, solidarietà internazionale e cooperazione decentrata, cooperazione territoriale e “cooperazione città-città”, immigrazione e Rom), tenendo presente: la valorizzazione delle esperienze della cooperazione internazionale in tutte le loro articolazioni e della cooperazione in generale come vettore di valorizzazione dei territori e di costruzione di legami trans-frontalieri; la distinzione tra questione delle migrazioni e dell’immigrazione e vicenda-Rom; la difesa di una specifica “area della pace”, nella quale ricomprendere azioni di progetto, formazione e promozione sociale legate alla lotta per la pace e contro la guerra;
2. distinguere tra “solidarietà” e “cooperazione” internazionale, in quanto ambiti specifici (attivati da soggetti sociali distinti/e) dell’azione internazionale: si tratta di valorizzare tanto le esperienze sociali più forti, già da anni costituitesi come ONG ed attive sul terreno della “cooperazione allo sviluppo”, tanto le esperienze che, in via di consolidamento, hanno già sviluppato percorsi di iniziativa e solidarietà internazionalistica; ciò richiede una paritaria ripartizione dei fondi tra le due direttrici (cooperazione e solidarietà) ed una trasparente definizione dei servizi messi a bando;
3. ridefinire, nell’ambito dell’area cooperazione, della politica per servizi alla progettazione e co-progettazione per interventi congiunti sociali/istituzionali, legandoli alla disciplina generale del codice unico degli appalti (d.lgs 163/06) quanto alle garanzie di trasparenza, ma svincolandoli da tale cornice quanto alla garanzia della specificità degli interventi di cooperazione (non si fa un progetto di solidarietà come se si asfaltasse una strada …) nonché svincolando i progetti dal criterio, deleterio, dell’“offerta economicamente più vantaggiosa” (DPCM 30/03/01);
4. ridefinire, sulla base di una ricognizione partecipata con gli attori della solidarietà e della cooperazione e bandendo logiche clientelari nel mondo della cooperazione anche a livello provinciale, delle aree di intervento strategico, da individuare, in via prioritaria, nelle seguenti: a) Medio Oriente e Palestina; b) Europa Sud-orientale e Balcani; c) America Latina (non solo Chapas…), mediante un percorso di mappatura dei bisogni nelle aree di intervento in modo da impegnare finanziamenti pubblici in maniera adeguata ed efficace, sviluppando autodeterminazione effettiva;
5. attivare la Provincia come ente realizzatore del servizio civile, sia nella difesa della legge 64/2001 (sul servizio civile all’estero), sia nella presentazione partecipata di progetti per l’invio di caschi bianchi volontari, accompagnati da personale esperto, per la trasformazione dei conflitti, per interventi civili di pace all’estero (sulla base delle migliori esperienze disponibili in Italia, tra cui le Province di Ferrara e Gorizia);
6. valorizzare il ruolo della Provincia di Napoli nelle assisi dedicate (ad es. all’interno dell’Unione Province Italiane) per conseguire un pieno riconoscimento del contesto giuridico ed operativo dei corpi (o servizi) civili di pace e degli interventi civili di pace in generale, a partire dalle sinergie di società civile (IPRI – rete CCP e Tavolo ICP) sostenendo le esperienze attive , e per contribuire alla necessaria riforma della cooperazione italiana
7. individuare uno spazio per la pace (tipo Casa della Pace), di cui, tra le aree metropolitane, quella di Napoli è l’unica ad essere priva e riconoscimento degli “attori di pace” sul territorio metropolitano (attivando una registrazione - in apposito albo - degli soggetti titolati ad intraprendere iniziative di solidarietà, cooperazione ed intervento civile di pace, a partire da operatori di pace, mediatori culturali e servizio-civilisti o caschi bianchi);
8. potenziare la dotazione, in risorse materiali e risorse umane, del centro inter-cultura e dei centri immigrati (a partire dallo sportello immigrati di S. Maria la Nova) garantendo la qualificazione professionale del personale e la disponibilità di spazi adeguati a corrispondere ai bisogni dei destinatari (spesso profughi e richiedenti asilo, con percorsi di vita sofferti, cui va dedicata la necessaria attenzione e la disponibilità di strutture adeguate e funzionali);
9. attivare politiche per la pace ed un programma-quadro per l’educazione alla pace nelle scuole, evitando gli eventi spot (tipo “cooperation day”) ma programmando un intervento costante in sinergia con le migliori esperienze promosse in altri contesti istituzionali 10. conseguire una politica specifica ed un orientamento strategico sulla vicenda Rom, riconoscendone la specificità, valorizzandone la ricchezza culturale, attivando politiche attive di inserimento sociale, lavorativo e abitativo, attivando progetti mirati anziché mega-progetti spot, puntando a superare la logica dei campi-ghetto, attivando programmi di educazione nelle scuole e di sensibilizzazione dei cittadini, garantendo pieno accesso ai servizi sociali, a partire dalla scuola, con la garanzia del trasporto scolastico dei bimbi Rom, anche in collaborazione con le associazioni riconosciute. Il C.T.P. dovrà pertanto attivare bus navetta da e per i campi-Rom, connettendoli alla rete civica e sociale circostante.
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